Ode al nero

Da piccola ero una bambina dai lunghi e ricci capelli castani, con la pelle molto chiara, diafana. Le guanciotte rosse di una Heidi siciliana.

Poi, crescendo, si incontrano le persone. E le persone, si sa, sanno essere meschine. I capelli si iniziarono a scurire, com’è assolutamente normale quando si cresce e diventarono neri. Ecco, le persone e i capelli della mia pre-adolescenza, lì ci fu il mio primo incontro con il Nero. 

Un nero che iniziai a portare con me anche nei vestiti. Non nell’appariscente gothic-punk di moda in tutte le generazioni, ma in un più anonimo abbinamento a jeans e scarpe, o raramente abiti in contrasto con il malaticcio pallore della mia epidermide.

La consapevolezza di sè stessi, delle proprie capacità,  fa però venire voglia di esser visti. Notati. Approvati. Non si sa bene da chi o da cosa, ma si ha voglia di essere “qualcuno”. E quel nero mantello dell’anonimato allora non va più bene. Eppure resta, stabile, all’interno delle poesie che leggo e scrivo. Resta nella musica che ascolto. Resta nelle parentesi di solitune che ho bisogno di ricavare dalla frenesia di questa vita. Resta. 

Abbandonato nell’aspetto ma che ogni tanto si palesa – sulle unghie, a contornare gli occhi – come espressione flebile di un’anima che si infiamma nel nero di una canzone rock, o di una poesia sbagliata, storta, strana. Che si emoziona per le stranezze e le incongurenze dell’ordinario scorrere dell’esistenza. Un’anima nera, impestata e lenita di rosso. 

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Riflessioni spicciole

La mia vita è, fra tutti gli altri spiacevoli disagi, piena di disordine. La costanza è mia acerrima nemica nella maggiorparte dei casi.

Mi stanco di tutto: delle camminate, dei film francesi, dei libri che non mi appassionano, delle persone. Le novità – quelle piccole, banali, quasi impercettibili nello scorrere sempre uguale degli istanti – sono la mia dose di quotidiana felicità.

Ma ho paura dei cambiamenti mastodontici e ingombranti, quelli che comportano lo spostamento di qualcosa –  mobili, persone o vite –

Non sono in grado di immaginarmi un futuro che non mi preveda affogata nella noia dell’ordine o in atroce solitudine al momento. E non riesco a conciliare queste due piccole tragedie.

Il valore dell’Assolo – Pier Francesco de Iulio

Pier Francesco De Iulio, grandissimo poeta contemporaneo ancora inedito in Italia, ci offre moltissimi spunti di riflessione sia stilistici che tematici attraverso le sue poesie. C’è, nelle sue opere il senso del contrasto, che si esprime anche e soprattutto attraverso lo stile che accomuna termini colloquiali, anche “bassi”, ad “altezze” stilistiche ineccepibili.
Oggi vorrei parlarvi di una poesia che mi ha molto colpito, già dalla prima lettura.

Non si ha, qui, l’intenzione di “spiegare” nulla, se non, forse, nel mio piccolo le emozioni che questa poesia mi ha suscitato. Sono sensazioni puramente e solamente soggettive,

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Il cambiamento

Ognuno di noi ha, o dovrebbe avere, una certa idea di sè. Un insieme di valori, regole e sentimenti che nascono insieme a noi e si affinano nel tempo, con l’educazione e l’esperienza. Una sorta di schema o di bussola che ci aiuta a comprendere cosa stiamo facendo, perchè e se è quello che davvero vogliamo.
Ovviamente la consapevolezza di sè non può che avvenire con le esperienze: come posso dire “non mi piace fumare”, se non ho almeno fatto un tiro a 15 anni? Come posso dire “non mi piace bere” se non dopo la prima sbornia? Tutte esperienze necessarie, per carità, non sto a fare la moralista. L’importante è compiere queste scelte in maniera CONSAPEVOLE. Capisco ciò che sto facendo, voglio farlo.
Il punto di tutto il mio discorso è una altro: come può uno schema consolidato e preciso di valori, una certà idea di sè, cambiare radicalmente, capovolgersi? Come può quel “Non mi piace fumare” di un ventenne, diventare un “Amo le Malboro Rosse” dello stesso ventiduenne? E non parlo dei cambiamenti derivati da forti traumi o da tragedie, solo da piccoli cambiamenti di vita, come cambiare città o fidanzato.
Io al momento, so quali sono i valori portanti delle mie azioni e sono relativamente sicura del fatto che non potrebbero cambiare solo perchè qualcosa nella mia vita sta per cambiare. Io che amo i Led Zeppelin, non diventerò amante di Tiziano Ferro dopo la laurea. Non voglio farlo, non lo farò.
Allora, la mia domanda è, questi cambiamenti, sono la somma di piccole discrepanze quotidiane di chi cerca di dare una svolta alla sua vita, somma inconsapevole e non voluta che semplicemente accade; oppure è sintomo di una volontà latente, sintomo di valori non così ben radicati e distinti nell’essere?
E se così fosse, è possibile tornare indietro?

Pensieri in libertà.

Forse in fondo non sono così anticonformista o diversa come pretendo di essere.

Anch’io sono schiava dell’apparenza, delle opinioni degli altri, anch’io ho la necessità di essere notata, ogni tanto, cercata, considerata. Sarò poi io a dover spiegare le mancanze, io a deludere le attese degli altri, io a non essere come si dovrebbe essere. Come sempre no?

Una bambina di 21 anni chiusa in una casa di vetro, una bambina stretta da un legame che sembra più quello del padrone col cane al guinzaglio che quello della mano di una madre, e ancora rimane sola, quando non dovrebbe esserlo, quando non si merita di esserlo.

Ode alla monotonia

Amo la monotonia. Anche se questa affermazione entra decisamente in contrasto con i principi fondamentali di qualisasi tipologia di scrittore, io amo la calda e confortevole sicurezza degli orari sempre uguali, dei “soliti posti”, delle solite facce. Ma amo anche le stranezze, le piccole particolarità che contraddistinguono ogni giorno. Ed è questo che mi impedisce di “morire lentamente” nell’asfissiante immobilità della routine.
Credo che siano più importanti ed ispiranti i “viaggi interiori” (nessun riferimento ad alcol o droghe), la possibiltià che la mente possa scoprire e rivelare aspetti inconsueti nella normalità, che i viaggi veri e propri, nei quali si viene rapiti da bellezze e novità senza il tempo di elaborare bene ciò che sta succedendo intorno a noi. E allora sì, amo il “solito gruppo”, il “solito bar”, il “solito treno”. Perchè è all’interno di quel gruppo che posso conoscere nuove persone interessanti, è all’interno di quel bar che faccio le migliori chiacchierate intelligenti ed è sul quel treno che intravedo attimi di pace e di ispirazione, da quel finestrini che scopro irrelevanti modifiche nel paesaggio o nel tragitto. Ed è in questi attimi, in queste piccole e sconcertanti differenze che si nasconde la mia creatività e la mia dose giornaliera di letteratura e poesia.

Ultimi acquisti

BloggoMattinata soleggiata nonostante sia pieno inverno, quella di oggi.
Quale idea migliore, se non quella di fare una bella passeggiata rilassante in giro per le vie del mio paese?
Proprio nella piazza centrale, una modesta libreria, sempre ben fornita, tenta i malati di letteratura come me con una vetrina esterna, nella quale vengono esposti gli ultimi arrivi o i best seller.
Tra i vari titoli più o meno invitanti, noto la versione della Newton Compton Editori (trovate qui tutti gli altri titoli della collana) di Dracula, di Stoker. Libro che da sempre mi ha attirata ma che non avevo mai avuto la necessità di comprare. La collana dal prezzo stracciato (solo 3,90€), mi ha obbligata all’acquisto.

Entrando in libreria, noto una copertina particolare.
Poche parole, mistero sul titolo e sull’autore. Noto che ci sono molti libri con questo tipo di copertina, tutti diversi, ognuno con parole e descrizione diverse. Sul retro del “pacchetto”, si nota un commento, di lettori o di giornali particolari.
La linea “Appuntamento al buio con un Libro” della Sperling e Kupfer è davvero splendida (qui per ulteriorio informazioni). L’idea di comprare un libro senza sapere cosa si sta in realtà acquistando è davvero elettrizzante, mi ha incurisita e alla fine ho ceduto anch’io al fascino di del mistero (visto anche il costo relativamente contenuto, 10€).

Non vi mostrerò la foto del libro che ho trovato all’interno per non togliervi la suspance, fortunatamente niente Nickolas Spark o Pablo Coelho, andate sul sicuro, comunque ci risentiamo presto con le due prossime recensioni.

Tirando le somme, entro in una libreria per spendere 3,90 e alla fine ne spendo 13,90. Maledetta me!